In quest’articolo trattiamo degli affreschi della chiesa dell’Immacolata a San lorenzo

Gli affreschi presenti nella parte superiore della chiesa di Santa Maria Immacolata e San Giovanni Berchmans, nel cuore del vecchio quartiere romano di San Lorenzo furono realizzati dal pittore Mayer su indicazione dei padri Giuseppini del Murialdo.

Voluti al fine di ricordare gli abitanti del quartiere caduti sotto il bombardamento del 19 luglio 1943. La chiesa di Santa Maria Immacolata e San Giovanni Berchmans, nel cuore del vecchio quartiere romano di San Lorenzo, è una delle chiese dei bombardamenti, insieme alla basilica di San Lorenzo, a Sant’Elena al Casilino, a San Benedetto all’Ostiense,

Le quattro chiese che furono nell’immane cratere dei 53 raids.

Nei loro armadi parrocchiali, tirando fuori quei polverosi libroni che registrano battesimi, matrimoni, cresime e decessi. Sul registro dei «morti dell’anno 1943 si succedono decine e decine di pagine con elenchi di nomi accanto a ciascuno dei quali appaiono la stessa data e la stessa frase, scritte a mano: «morto nel bombardamento del… ».

All’Immacolata, però, esiste una presenza ben più straordinaria. Un ricordo unico e grandioso della terribile incursione di luglio. Sono i grandi affreschi che corrono in alto, lungo tutta la chiesa, sull’abside e poi sulle altre pareti, nel giro delle navate.

Rappresentano la vita della Madonna, una sorta di splendido fumetto a colori: la nascita, la giovinezza, la maternità di Maria, e poi i suoi miracoli e i suoi trionfi.

Vi è dipinta la scena in cui Pio IX proclama il dogma dell’Immacolata; e sulla parete di fondo, intorno al rosone, le scene del trionfo della Madre Chiesa e, più a destra, la ricostruzione del momento in cui Pio XII benedice la folla a San Lorenzo dopo il bombardamento.

Mario Mayer, pittore veneto, ha realizzato gli affreschi della chiesa dell’Immacolata a San lorenzo

Gli affreschi della chiesa dell’Immacolata a San lorenzo consistono in un grande dipinto opera di un pittore veneto Mario Prayer, che cominciò a lavorarci all’inizio del 1946 e lo completò dieci anni dopo.

La decisione di affrescare le mura della chiesa venne presa dai padri Giuseppini come voto dalla gente del quartiere, all’inizio della guerra, se la Madonna avesse fatto tornare salvi a casa i sanlorenzíni partiti per il fronte in Africa e in Russia.

Ebbene, fuori del quartiere pochi lo sanno ma gran parte dei volti raffigurati dal pittore nell’affresco corale sono quelli dei morti sotto il bombardamento del 19 luglio.

Volti di pastori, di santi, di angeli, di donne, di monelli, di legionari romani che fanno corona alla vita della Madonna: persino il San Giuseppe che appare al fianco di Maria, nella casa di Nazareth, ha il volto di un morto del 19 luglio.

Mentre Prayer iniziava a realizzare gli affreschi della chiesa dell’Immacolata a San lorenzo venne avvicinato da due anziane donne che avevano in mano ognuna una foto: «Questo è mio marito» disse una, «questo è mio figlio» disse l’altra. «Sono morti nel bombardamento», aggiunsero.

Offrivano 2.000 lire alla chiesa e supplicavano il pittore di disegnare quei volti cari nella pittura sul muro, affinché potessero sempre vederli, sempre ricordarli pregando per loro.

Prayer accettò, l’idea lo commosse. Così, man mano che andava avanti nel lavoro altre donne arrivavano, altri uomini, perché la voce si spargeva e ognuno portava la sua foto, la faccia di un morto sotto le macerie, nello spostamento d’aria, nell’incendio, nel fondo d’un rifugio. Il pittore fissava quei volti nell’affresco sulle pareti della chiesa.