Il banco del pesce Mallozzi al mercato di san Lorenzo a Roma

di Franca Colonia

Il mercato di San Lorenzo a Largo degli Osci, nasce in questo quartiere proletario nei primi decenni del XX secolo. Inaugurato nel 1913 come mercato a “sede mobile”, poiché i banchi, a fine giornata,aono rimessi nei locali adiacenti. Il mercato era diviso in due settori: i vignaroli nella parte alta e i commercianti nella parte opposta.

2006 la riqualificazione

Nel 2006, su iniziativa dell’ex III Municipio (ass. al commercio Rolando Galluzzi)  e con il finanziamento dell’assessorato al commercio (Ass.Daniela Valentini), dopo un anno di lavori, durante il quale il mercato ha continuato ad operare con i vecchi chioschi spostati lungo Via dei Volsci, alla presenza del sindaco Valter Veltroni, venne solennemente riaperto e presentato al pubblico delimitato da una struttura recintata al cui interno furono collocati venticinque nuovi banchi fissi a norma europea, acquistati dagli operatori , oggi ridotti oggi a sette con il rischio di chiusura .

Se ciò accadesse, verrebbe meno un luogo di coesione e di aggregazione cittadina che svolge, da oltre cento anni, anche una funzione socio culturale, oltre che economica. Scopriamo ora una delle tante storie di vita vissuta, da oltre un secolo, all’interno del mercato, e precisamente quella della “pescheria Mallozzi” di cui ci racconta Marco, nipote di terza generazione.

Siamo nei primi decenni del ventesimo secolo ed è qui, a Largo degli Osci, che comincia la storia di Francesco Mallozzi pescivendolo. “Mio nonno Francesco”, mi racconta, “aveva due banchi: la pescheria nel quartiere e un banco di funghi a Porta Pia”. Alla sua morte, avvenuta nel 1942, fu suo padre Mario, uno dei suoi sei figli a prenderne il posto nella gestione del banco del pesce, aiutato dalla madre Angela.

I due si erano sposati nel 1957 e dal loro matrimonio erano nati tre figli: Marco, Francesco e Patrizia. “In quegli anni”, dice, “c’erano otto banchi di pesciaroli che aprivano due volte a settimana, il martedì e il venerdì, con i banchi a scomparsa perché il mercato non era chiuso”.  Ricorda che a quei tempi, il lavoro era diverso, perché c’erano numerosissime famiglie nel quartiere e tanti clienti si sono succeduti di generazione in generazione fino ad oggi.

Marco

  Marco, nel 1986, all’età di 16 anni, non avendo voglia di studiare decide di andare a lavorare al Il banco del pesce Mallozzi al mercato di san Lorenzo a Roma con la mamma, il papà e il fratello e, quando questo, successivamente prenderà un’altra strada, sarà lui a rimanere con i genitori fino al 1993 quando diventerà titolare del banco insieme alla moglie Giorgia, con la collaborazione della cognata Roberta.  Marco e Giorgia hanno un figlio, Flavio, che ha 13 anni, per lui è una novità andare al mercato, si diverte parla con la gente, ma studia e non ha intenzione di succedere al padre che è d’accordo con lui “perché, è un lavoro faticoso”.

Gli chiedo come sono andate le cose durante la pandemia, mi risponde così: “siamo rimasti sempre aperti, perché il mercato era recintato e potevamo garantire il rispetto delle normative anti covid”.  Alla domanda “C’è stato un calo delle vendite in quel periodo?” Mi risponde di no perché le persone hanno continuato a spendere per mangiare il pesce, visto che non c’era altro da fare, in tanti si sono cimentati a preparare le ricette più disparate.

Negli ultimi mesi, invece, avvertono un certo calo nelle vendite perché evidentemente i clienti, vedendo un mercato così sguarnito si rivolgono altrove dove possono fare una spesa più completa. Su questo punto ce l’hanno col secondo Municipio e con gli amministratori che da anni promettono cambiamenti che però non arrivano mai, temono che, “ il mercato rischia di chiudere,  se qualcuno si ritira, venendo meno il numero minimo dei banchi aperti”

Al progetto di riqualificazione, di cui si è occupato molte volte anche il comitato di quartiere, non credono più, “sono tanti anni che promettono”, ma non si vede mai niente”. Aggiunge la moglie Giorgia “abbiamo saputo che ci sono due bandi regionali per sovvenzionare i mercati, vediamo se questa volta partecipa il Municipio”.

Serve uno scatto per trovare una soluzione, c’è bisogno di trasformare il mercato da sede impropria a sede propria, cosa che non è stata mai fatta e proprio per questo sono molto avviliti perché si potrebbero assegnare molte licenze che attualmente sono dei banchi vuoti.

Aggiunge “noi siamo costretti a lavorare solo di mattina dalle 7 alle 13,30 perché il pomeriggio il mercato viene chiuso, ma siamo disponibili a prolungare l’orario, ovviamente nel caso in cui avvenisse questa famosa riqualificazione”.

Marco e Giorgia vivono a Lunghezza, a loro scelta di lasciare il quartiere è dettata dalla necessità di avvicinarsi al mercato generale, il C.A.R di Guidonia, dove hanno i fornitori del pesce di fiducia. Gli chiedo quali siano i pesci più ricercati e mi risponde Giorgia “vongole, cozze, baccalà, salmone, pesce spada, polpi veraci, alici non devono mai mancare”. 

Mi fanno rilevare che il pesce all’ingrosso negli ultimi tempi, è aumentato del 20-25% e le famiglie, anche a causa del caro bollette, dell’aumento del costo dei libri ecc. non possono spendere come prima, continuano a comprare il pesce, ma in quantità minore.

La loro clientela è variegata, famiglie, anziani, persone che lavorano nel quartiere, “ma il sabato…”, dice divertita Giorgia, “alla clientela tradizionale si aggiunge quella giovanile fatta di studenti e ragazzi che acquistano il pesce per fare delle cenette a casa con gli amici e noi gli diamo le ricette!”. Si guardano intorno con dispiacere e Marco esclama “Che peccato, mancano tante specialità innovative, potrebbero trovare occupazione tanti giovani,  il Municipio si deve svegliare, deve aiutarci perché noi vogliamo continuare a lavorare qui dove siamo da trent’anni perché amiamo il quartiere e non vogliamo disperdere il patrimonio che ci hanno lasciato  i nostri genitori e ancor prima i nostri nonni”!

Postiamo per la consueta foto ricordo, vedo una certa commozione nei loro occhi e mi auguro davvero che al mercato e al quartiere possano essere finalmente restituite l’ identità e la dignità !