La storia del “Bar Marani” e del suo rapporto con il Quartiere, Quando nonno Attilio nel 1907…..

                                                                                                     di Franca Colonia

Il rapporto tra l’attuale Bar di Via dei Volsci 57 e la famiglia Marani inizia nel 1907, quando Attilio, all’età di 9 anni, dalle Marche si trasferisce a Roma con la sua famiglia nel quartiere operaio di San Lorenzo ed inizia li il suo lavoro come garzone.

Nel corso della Prima Guerra Mondiale, Attilio viene richiamato alle armi ed il suo rapporto con il Bar si interrompe fino alla fine del 1918, infatti al suo ritorno  riprende a lavorare nel “Bar-latteria” gestito dallo zio.

Dopo qualche anno entra in società con lui e intorno agli anni ’40, insieme alla moglie Clara, ne assume direttamente la gestione.

Qualche anno dopo anche il figlio Claudio entra nell’impresa di famiglia e dopo la morte del padre prende il suo posto impegnandosi a mantenere l’attività insieme alla moglie Rossana e alla cognata Rosanna.

Negli anni del 2° dopoguerra il Bar assume la caratteristica di un vero proprio “Bar di quartiere” dall’ambiente familiare dove lasciare i bambini per una commissione urgente o le chiavi di casa.

caratteristica che mantiene ancora oggi con la conduzione di Susanna e Monica, le figlie di Claudio e Rossana anche loro scomparsi, che, insieme a Mauro, il famoso “barista” e la zia Rosanna continuano a tenere viva questa realtà che rappresenta non solo un pezzo di storia, ma anche un patrimonio culturale del Quartiere da salvaguardare.

Nell’accogliente e familiare ambiente del Bar Marani si ritorna sempre volentieri per concedersi  una pausa all’insegna del relax, immersi in una atmosfera suggestiva e romantica che non ha nulla da invidiare alle famose caffetterie parigine! Qualcuno ha scritto “Al Bar Marani il tempo si ferma e riparte quando vuoi tu...”  

Sotto il pergolato le sorelle Monica e Susanna, gestiscono il servizio “dehors” con grande velocità e precisione, qui le colazioni con caffè, cappuccino, caffellatte di una volta (volendo anche …al contrario) la fanno da padrone soprattutto se accompagnate da soffici lieviti farciti da leccarsi i baffi e dalla lettura del quotidiano.

Per gli abitanti del quartiere è l’isola dove ci si incontra per la colazione del mattino o durante una pausa dalla spesa al mercato di fronte, per gli artisti, gli  studenti e gli insegnanti della vicina Università.

Un posto dove scambiare due chiacchiere e fare progetti davanti ad un aperitivo o a un ottimo gelato (prodotto con le migliori materie prime e applicando rigorosamente i segreti tramandati da nonno Attilio e da papà Claudio…”sennò nun te viè bono”).

Durante la pandemia Susanna e Monica si sono organizzate e sapientemente adattate alla situazione riuscendo a garantire al quartiere quel minimo di “spazio sociale” necessario per sopravvivere, scusandosi quando, a causa della riduzione del personale non sono riuscite e farlo perchè fisicamente e psicologicamente provate.