Il Mercato e la storia di Elvira Carmignani, dalla Upim al banco a San Lorenzo, il sogno della sua vita

                                                                                                                                                  di Franca Colonia

Continuiamo il lavoro di ricostruzione storica del mercato di Largo degli Osci, il mercato di San Lorenzo.

Oggi ho incontrato Elvira Carmignani che, da 57 anni, gestisce uno dei sette banchi ancora aperti, quello di  abbigliamento e biancheria. Mi accoglie con un grande sorriso, insieme alla figlia Patrizia. Elvira nasce il 13 maggio del 1943 a San Lorenzo, all’interno del palazzo Lamperini,  da  Maddalena Maria Santa, di origini calabresi, e da Augusto Carmignani, romano da 7 generazioni.

La mamma era casalinga e il papà commerciante di abbigliamento e di merceria a torre Maura, tre bambine, lei la più grande, una purtroppo morirà a soli 16 mesi.

Nel luglio del 1943, a due mesi dalla sua nascita, il tremendo bombardamento di San Lorenzo distrugge  la sua abitazione e la famiglia, sfollata, verrà accolta  in una scuola del Quarticciolo dove lei stessa frequenterà la scuola elementare per passare poi a quella di Tor Sapienza.

Nel 1953 alla famiglia sarà assegnata la prima casa popolare del genio civile a Centocelle. Elvira, a 19 anni,  si fidanza con Augusto di mestiere fa il “serciarolo” e in seguito inizierà a lavorare con suo padre Augusto. Prima di aprire  l’attività  al mercato, Elvira inizia  a lavorare come commessa alla Upim.

Era il tempo del boom economico, nel grande magazzino si trovava di tutto dalle prime calze di nylon ai giocattoli  e mi racconta un episodio che ricorda con simpatia.

Era il periodo di Natale, erano arrivati tanti trenini elettrici, come addette alla vendita c’erano solo due commesse che li provavano ai genitori interessati, si era creata una certa fila, allora i  gerenti, che erano i dirigenti dell’azienda, mi  chiamarono per dare una mano. Io vidi  la cassa  piena di soldi e una gran confusione, mi resi conto che bisognava prendere la situazione in mano, quindi cominciai a battere le mani  per attirare l’attenzione e dissi – fermi tutti  non c’è bisogno di provare i trenini,  li ho provati tutti io ieri sera,  se ci dovesse essere essere qualche problema li cambieremo – , facendo l’occhiolino alle altre colleghe. I gerenti osservarono divertiti la scena e mi chiamarono in direzione per ringraziarmi e mi diedero anche un premio” .

A causa della gelosia del fidanzato e desiderosa di aprire una attività in autonomia, perchè dice, “non volevo stare sotto padrone”, rinuncia al lavoro alla Upim, nonostante i dirigenti l’avessero richiamata più volte e nel 1965 corona il suo sogno aprendo il banco proprio a San Lorenzo “perchè qui erano rimasti molti compari di battesimo e di anello della famiglia ”.

Nel nel 1966 sposa Augusto, il suo grande amore. Da questo matrimonio nasceranno due bambine, Tiziana nel 1968 e Patrizia nel 1972. Mi dice “ho lavorato tanto, anche durante la gravidanza fino alla fine e ho anche allattato le bambine dietro al banco”. Ricorda che quelli furono anni di lavoro bellissimi e felici,  il mercato era pieno di banchi, il suo come tutti gli altri, si trovava all’aperto addossato all’attuale cancello del campo di calcio dell‘Opera San Pio IX, le famiglie erano numerose e nascevano tanti bambini, il lavoro non mancava e lei si riforniva spesso di abbigliamento soprattutto  per i più piccoli.

In quegli anni racconta, “si  usava preparare i corredini per i neonati sia per la nascita che per il Battesimo: magliette, tutine, lenzuolini ricamati, scarpette e cappellini, e altrettanto si usava fare per le bambine in occasione della prima Comunione alle quali si regalavano, oltre alla biancheria intima, anche lenzuola, asciugamani utili per la dote del matrimonio. Tutto era confezionato in Italia e con tessuti di prima qualità”.

Anni di grande soddisfazione personale ed economica, fino a quando un episodio molto doloroso la mette a dura prova: il marito Augusto viene a mancare, a soli 59 anni, affetto da “un brutto male ai polmoni perché  grande fumatore”.

Elvira rimasta sola decide di portare il lutto per quattro anni, si rimbocca le maniche aiutata al banco dalle figlie. Dopo 7 anni trascorsi in solitudine, pensando solo al lavoro e alla famiglia, Elvira ad una festa incontra Rocco, una persona straordinaria, anche lui vedovo da 8 anni e da questo incontro nascerà una nuova bellissima storia d’amore.

Con Rocco”, dice, “ho ricominciato a vivere, con con lui ho trovato una grande intesa, ci piace viaggiare, mangiare, ballare”. Nel 1997 va in pensione, si dedica alla famiglia, ai nipoti e lascia a Patrizia la gestione del banco continuando però a sostenerla e ad affiancarla sia nelle scelte che nei rapporti con la clientela.

Alla domanda su quali siano stati gli effetti della pandemia sull’attività, oltre a quelli dovuti allo spopolamento del mercato, mi risponde che sono stati pesanti, ma che lei vuole resistere “perchè il banco è stato il sogno della mia vita, l’ho costruito io e quando serve ci metto anche i soldi della pensione per difenderlo”.

Le chiedo quale sia stata la formula magica del suo successo lavorativo, mi risponde: “bisogna sempre accontentare il cliente, trattarlo con gentilezza e cortesia e offrire prodotti di qualità per fare la differenza, soprattutto quelli italiani”. E questa formula Elvira l’ha trasmessa a sua figlia Patrizia che con orgoglio l’abbraccia e la ringrazia.

Una nuova bella figura femminile del nostro quartiere che ha vinto la scommessa di mettersi in proprio, disposta a lottare con coraggio per difendere la propria indipendenza superando tutti gli ostacoli e le sfide della vita.