“Il mattarello d’oro per Rina Lucà”, 40 anni di attività, la forza e la scommessa vinta 

Tutto inizia nel 1983, quando Rina decide di aprire una pizzeria, proprio nel quartiere di San Lorenzo. Ripercorriamo con lei le tappe della sua vita lavorativa e familiare.

Rina Lucà nasce nel 1947 da papà calabrese e da mamma umbra che, venuti a Roma durante la guerra, si conoscono alla Magliana in un ricovero per sfollati. Salvatore, “fruttarolo” al mercato di Viale XXI Aprile e Costantina si sposano nel 1946 e vanno a vivere a Settebagni. 

Avranno 8 figli tra cui Rina che nel 1966 sposa Ugo ferroviere, di due anni più grande. I due avranno tre figlie: Paola, Cristina e Stefania che li renderanno felicemente nonni di Chiara, Martina, Valentina e Gabriele.

Rina, donna intuitiva e innovativa, che lavorava presso una maglieria a Piazza Bologna, spinta dal desiderio di emancipazione, e dotata di grande spirito di intraprendenza, decise di mettersi in proprio investendo su una attività già esistente nel quartiere di San Lorenzo, una pizzeria in Via degli Equi 41A.

Parte dell’attuale locale era occupato da una coloreria, ma appena le viene reso disponibile per intero, effettuati i lavori necessari, l’attività si apre al quartiere con una varietà di pizza che solo lei, con la sua inventiva, era  riuscita  a proporre, cosa che fece da subito la differenza con le altre. Dice di aver faticato per far capire ai clienti che la sua pizza era buona, ma ritiene di essere riuscita a vincere la scommessa.

Quando apre la pizzeria Rina ha già le tre bambine, ma riesce a coniugare il lavoro e gli impegni familiari lavorando da sola la mattina e dandosi il cambio con il marito il pomeriggio. La sua clientela, mi racconta “era variegata: studenti, lavoratori, bambini e anziani”. Ben presto amplierà la produzione gastronomica inserendo prima la “friggitoria” e il “girarrosto” per arrivare alla “tavola calda”, con la produzione di tutta la gastronomia.

Un momento difficile la travolgerà con la morte del marito, nel 2003 che, continua, “era troppo buono, troppo bello e troppo intelligente”.

Rina si riprenderà con fatica, grazie anche al suo lavoro e all’aiuto della figlia Paola che deciderà di affiancarla nell’attività insieme al marito Roberto. Oggi, mi confida soddisfatta, “ il mio locale, è frequentato, oltre che dalla clientela tradizionale di San Lorenzo, anche da quella di altri quartieri (soprattutto con le ordinazioni)”.

Durante la pandemia, il Mattarello d’oro tranne nei periodi di lock down totale, ha sempre lavorato, assicurando il servizio al quartiere in particolare alle persone sole anziane. Alla domanda “qual è il segreto della tua pizza?” mi risponde. ”non c’è nessun segreto per fare una buona pizza.ci devi solo mettere  prodotti genuini e tanto amore”.

Le chiedo, poi, quali siano i piatti più apprezzati e mi risponde con orgoglio “Sono tutti, veramente tutti” e mi mostra visibilmente soddisfatta..pizze di tutti i colori, polpette, involtini, parmigiana di melanzane, fritti, lasagne vegetariane, verdure grigliate e ripassate, supplì, gnocchi, pomodori col riso. “Come donna”, dice “avrei voluto fare ancora di più, ma va bene così, in questo quartiere mi sono perfettamente inserita, ci lavoro da 40 anni, a casa ci vado solo per dormire”.

Chiedo a lei e alla figlia se hanno qualcosa di particolare da ricordare e Paola, con gli occhi che le brillano mi risponde “sì, alcune scene del film Il grande cocomero, di Francesca Archibugi con Sergio Castellitto, vincitore dell’Oscar, sono state girate proprio nel nostro locale: dietro il bancone c’erano gli attori, ma la pizza era vera e l’avevamo preparata noi!”.

Rina è grata alla figlia e al genero un vero santo”, che con il loro aiuto costante hanno consentito all’attività di progredire e di raggiungere ottimi livelli di qualità apprezzati dai clienti, con l’augurio che un giorno tutto questo possa continuare.

Postiamo per una foto ricordo, li ringrazio e li saluto, felice di aver conosciuto la storia di Rina. Una donna che si è impegnata con forza e determinazione per realizzare i suoi sogni e la sua indipendenza attraverso un lavoro dignitoso sul quale ha investito, riuscendo così a “vincere la scommessa con se stessa con il suo mattarello d’oro”.

articolo di FRANCA COLONIA