LE  TRANVIERE  IN  TEMPO  DI  GUERRA
Le lavoratrici più visibili in tempo di guerra furono le tranviere, con compiti di fattorine ed anche di conducenti, assunte a motivo del richiamo alle armi degli uomini.

A Roma, ad esempio, alla fine della grande guerra, se ne utilizzarono 434, di cui 304 fattorine e ben 109 conducenti, le rimanenti erano operaie e cantoniere.
Se ne avvalsero le aziende di trasporto delle maggiori città d‘Italia, che fornirono loro una divisa, composta di un cappello e di uno spolverino d’ordinanza, che era un camicione informe, e di una borsa da portare a tracolla.

Le tranviere ingentilivano lo squallido abbigliamento con colletti di trina o di pelliccia.
Il Giornale d’Italia se ne uscì invitando le fattorine ad un maggiore rispetto per l’abbigliamento che il regolamento prescriveva e questa fu la più cortese delle polemiche apparse sulla stampa contro di loro.
Le donne inserite per necessità nel mondo del lavoro, costrette dalla partenza di mariti, padri e fratelli a prendere le redini della famiglia, divennero maggiormente responsabili e indipendenti economicamente e socialmente.
Quando la Grande Guerra finì, iniziò il loro licenziamento. Furono proprio i colleghi uomini a cacciare le donne dai tram e la protesta per ottenere il loro allontanamento fu guidata dai socialisti che, prigionieri della mentalità dell’epoca, non seppero cogliere l’occasione di sostenere il lavoro femminile.

Nell’autunno del 1919, a Roma ne erano già state estromesse 170, mentre le altre ressero fino al dicembre del 1920, quando altre 260 furono messe alla porta, sebbene che grazie alla esperienza accumulata, si fossero rese preziose per il trasporto pubblico, anche dopo il rientro dei reduci.
All’inizio della seconda guerra mondiale, le donne tornarono sui tram dopo 20 anni. Nel 1943, sempre a Roma, sui mezzi tornarono in servizio 523 donne, con una divisa composta da giacca, gonna, cappello e cappotto blu.

il celebre stornellatote Sor Capanna scrisse alcuni sonetti per sbeffeggiarle (non c’e’ piu’ una mammana lavorano tutte alla tramvia romana). Una sera alcune donne sanlorenzine lo pestarono di botte, a pazzale Tiburtino. Il Sor Capanna, che abitava in via degli Apuli 41, smise di cantare questi sonetti.

Ma questa volta la loro presenza attiva fu diversa dalla precedente, in quanto non era più una novità e furono esenti da polemiche sulla stampa. Tuttavia, alla fine della guerra, ancora una volta ed in silenzio, scomparvero dai tram; furono tutte licenziate, come nel 1920.
La parità rimaneva un sogno irrealizzato.


Sui tram ed sugli autobus italiani, le donne ricomparvero soltanto circa mezzo secolo dopo, nel 1989 e da allora la loro presenza è in lenta ma continua crescita numerica e professionale.
#donnetranviere