Per non perdere la memoria ANTIFASCISMO e COSTITUZIONE a cura di Teo Ruffa aprile 2023 ARCHIVIO STORICO SAN LORENZO

Il 4 marzo 1947. Ore 15,00. Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea Costituente, avvia, nell’Aula di Montecitorio, la discussione generale sul testo della Costituzione della Repubblica Italiana, elaborato nei mesi precedenti in un lungo lavoro di Commissioni, Sottocommissioni, Comitati Ristretti.

Il primo a chiedere la parola è il deputato liberale Roberto Lucifero. Sostiene che la Costituzione “deve essere non antifascista, ma qualcosa di più: dovrà essere “afascista”.

A Lucifero, nelle sedute dei giorni successivi, replicano Palmiro Togliatti, Aldo Moro, Renzo Laconi, Teresa Mattei, Piero Calamandrei.

 Nelle pagine che seguono riportiamo i testi di quegli interventi, preceduti da una riflessione del prof. Agostino Giovagnoli, Ordinario di Storia Moderna, presso l’UniversTà Cattolica di Milano.

“Archivio Storico San Lorenzo” ripropone quel dibattito convinto che stiamo vivendo una stagione nella quale sembra che ogni riferimento all’antifascismo faccia parte di nostalgie mal riposte, di un armamentario del passato che è opportuno tenere negli armadi della storia. Noi pensiamo, al contrario, che essere antifascisti oggi, nello spirito della Costituzione, sia una necessità vitale per la nostra democrazia.

Il dibattito sull’antifascismo in Assemblea Costituente

di Agostino Giovagnoli

L’orizzonte storico, morale e politico della convergenza costituente è stato l’antifascismo, che in questo senso non ha rappresentato l’arma di una parte degli italiani contro altri italiani in una logica di guerra civile, ma su un terreno condiviso di valori morali, convinzioni politiche e prospettive storiche su cui rifondare lo Stato italiano.

E’ a tal proposito illuminante il dibattito sull’antifascismo che si svolse in Assemblea costituente. Iniziato in Prima Sottocommissione, prosegui poi in Aula a partire dal discorso pronunciato il 4 marzo 1947 dal liberale Roberto Lucifero secondo cui l’antifascismo aveva avuto una ‘nobilissima missione finché c’era stato il fascismo, perché era la negazione del fascismo e la lotta contro di esso’, aggiungendo però che se l’antifascismo avesse voluto ‘sopravvivere al fascismo sarebbe diventato un fascismo alla rovescia’.

Perciò, argomentava Lucifero, la Costituzione avrebbe dovuto essere ‘non antifascista soltanto ma qualcosa di più: [avrebbe dovuto] essere afascista. Il fascismo non ci deve più entrare né in forma positiva né in forma negativa”. Afascismo, spiegava Lucifero, significava concezione liberale ‘perché è la concezione liberale di uno Stato di uomini liberi, la cui libertà è negazione del fascismo”.

L’intervento esprimeva distacco rispetto alla dialettica fascismo- antifascismo e suonava come un richiamo alle posizioni della classe dirigente prefascista.

Gli rispose l’11 marzo Palmiro Togliatti.

Pur professando un profondo rispetto per i maestri del liberalismo italiano, dichiarando di non volere una Costituzione ideologica e ricordando le posizioni moderate da lui stesso sostenute in sede di epurazione degli esponenti del regima fascista, il leader comunista rimproverò però alla classe dirigente liberale di non aver visto quanto stava accadendo quando il fascismo aveva preso il potere e di non averlo contrastato energicamente. Non era perciò possibile tornare al prefascismo, ignorando quanto era accaduto dopo: la Costituzione doveva contenere una chiara presa di posizione rispetto al contesto storico in cui si collocava. Alla Costituzione era necessario dare non un’ ”impostazione ideologica […] ma [un’] impostazione politica concreta, derivante da una visione esatta della situazione in cui si trova oggi l’Italia”.

Togliatti dichiarò di volere “non una Costituzione afascista ma antifascista” perché “ciò che è accaduto una volta non possa più accadere”. La sola garanzia, infatti, che l’ordinamento giuridico e costituzionale democratico di cui la Costituzione stava gettando le fondamenta non venisse nuovamente spazzata via come era accaduto nel primo dopoguerra, era che “alla testa dello Stato “avanz[assero] e si afferm[assero] forze nuove, le quali [fossero] democratiche e rinnovatrici”.

E spiegò: “Oggi si tratta di distruggere fino all’ultimo ogni residuo di ciò che è stato il regime della tirannide fascista; si tratta di assicurare l’avvento di una classe dirigente nuova, democratica, rinnovatrice, progressiva, di una

classe dirigente la quale per la propria natura stessa ci dia una garanzia effettiva e reale che mai più sarà il Paese spinto per la strada che lo ha portato alla catastrofe, alla distruzione”.

Per Togliatti, dunque, antifascismo significava soprattutto nuove forze politiche e nuove classi dirigenti, interpreti di una concreta spinta storica sostenuta dalle masse popolari, volta non a colpire i fascisti ma ad impedire un ritorno del fascismo.

Nel dibattito intervenne anche Aldo Moro il successivo 13 marzo che, pur condividendo l’istanza liberale di una Costituzione non ideologicamente orientata, si pronunciò anch’egli contro “una Costituzione afascista”.

Con Togliatti, infatti, Moro concordava sulla necessità di una presa di posizione netta rispetto ad un fenomeno storico che non era possibile ignorare se si voleva davvero dar vita ad un nuovo corso democratico. Non era possibile, spiegò, “prescindere da quello che è stato nel nostro Paese un movimento storico di importanza grandissima, il quale nella sua negatività ha travolto per anni le coscienze e le istituzioni”.

Ma a differenza del leader comunista, Moro non ne faceva primariamente una questione di sostituzione delle vecchie forze liberali, complici o passive davanti all’avvento del fascismo, con nuove forze e nuove classi dirigenti.

Per il giovane esponente democristiano la novità doveva venire da un impegno per “l’affermazione dei valori supremi della dignità umana e della vita sociale”. Prima ancora che con una scelta politica, per Moro l’antifascismo coincideva con un “richiamo largamente morale ed umano”.

Il costituente cattolico motivò la scelta per una Costituzione antifascista fondandola su una necessità imprescindibile per costruire il nuovo Stato: assicurargli fondamenta solide. I costituenti, spiegò, stavano attendendo a una grande opera perché “la costruzione   di un nuovo Stato” coincideva con la realizzazione di “una forma essenziale, fondamentale di solidarietà umana”, che implica sempre anche “prendere posizione intorno ad alcuni punti fondamentali inerenti alla concezione dell’uomo e del mondo”.

Moro era consapevole che su questioni così grandi ciascuno aveva una propria visione, ma spiegò che “se nell’atto di costruire una casa nella quale dobbiamo ritrovarci tutti ad abitare insieme, non troviamo un punto di contatto, un punto di confluenza, veramente la nostra opera può dirsi fallita”. Evocando l’immagine della “casa comune”, elevò l’antifascismo ad elemento cruciale di coesione politica, anzi a fondamento di “solidarietà umana”.

“Divisi – come siamo – da diverse intuizioni politiche, da diversi orientamenti ideologici, tuttavia noi siamo membri di una comunità, la comunità del nostro Stato e vi restiamo uniti sulla base di un’elementare, semplice idea dell’uomo, la quale ci accomuna e determina un rispetto reciproco gli uni verso gli altri. Costruendo il nuovo Stato noi determiniamo una formula di convivenza, non facciamo soltanto dell’organizzazione dello Stato”. Moro diede in questo modo una motivazione profonda all’accordo tra partiti che si stava realizzando in sede di Assemblea Costituente.

( Tratto da: I grandi dibattiti in Assemblea Costituente. Pubblicazione a cura dell’Associazione italiadecide. Roma, 2017. Edizione fuori commercio. )

Roberto Lucifero, seduta del 4 marzo.

”Si pone in questa sede la crisi fondamentale del fascismo e dell’antifascismo. L’antifascismo ha avuto una nobilissima missione finché c’era il fascismo perché era la negazione del fascismo ed era la lotta contro di esso. Ma se l’antifascismo volesse continuare a sopravvivere al fascismo, diventerebbe semplicemente un fascismo alla rovescia…

…Bisogna dunque debellare ogni sopravvivenza fascista, bisogna chiudere il periodo del metodo fascista perché il fascismo va definitivamente eliminato.

Quindi la Costituzione dovrà essere e deve essere non antifascista ma qualche cosa di più: dovrà essere afascista.

Il fascismo non ci deve più entrare né in forma positiva né in forma negativa. Il fascismo deve essere cancellato, non deve più esistere, nemmeno come numero negativo.

Oggi la Costituzione deve condurci all’afascismo, verso quella concezione che resta liberale perché è la concezione di uno Stato di uomini liberi, la cui libertà è negazione del fascismo.

E solo afascista può essere lo Stato democratico perché la democrazia (mi perdoni l’on. Togliatti) non ammette aggettivazioni.

La democrazia è una, la democrazia è un piano sul quale ciascuno di noi combatte la propria battaglia e nel quale ciascuno di noi trova le sue garanzie. La democrazia non può essere né nostra né vostra, né loro; la democrazia è di tutti, come la libertà, che, se non è di tutti, non è di nessuno…”

( I testi degli interventi sono tratti da: Resoconti stenografici sedute dell’Assemblea Costituente. Archivio storico Camera dei deputati. )

Palmiro Togliatti, seduta dell11 Marzo.

…”Alcuni dei principali responsabili della nostra catastrofe sono stati duramente puniti. Sono scomparsi. Con altri abbiamo voluto essere magnanimi per non aprire lacerazioni troppo profonde nel corpo della Patria.

La questione della responsabilità rimane però aperta per quello che si riferisce alla classe dirigente come tale. Rimane aperto il problema dell’avvento di una nuova classe dirigente alla testa di tutta la vita nazionale.

La nuova Costituzione deve essere tale che per lo meno apra la via alla soluzione di questo problema…Vogliamo che quello che è avvenuto una volta non possa ripetersi più. A questo scopo chiediamo anche delle garanzie costituzionali. Per questo, onorevole Lucifero, vogliamo una Costituzione non afascista, ma antifascista.

Quando diamo questo appellativo alla Costituzione che stiamo per fare, intendiamo precisamente dire che la Costituzione ci deve garantire, per il suo contenuto originale e per le sue norme concrete, che ciò che è accaduto una volta non possa più accadere, che gli ideali di libertà non possano essere più calpestati, che non possa più essere distrutto l’ordinamento giuridico e costituzionale democratico, di cui gettiamo qui le fondamenta…

Questa ritengo sia la sola impostazione concreta possibile che si possa dare al problema della nostra nuova Costituzione. Questa impostazione lascia da parte le ideologie. Onorevole Lucifero, ella si è meravigliato che io abbia affermato in una riunione della prima Sottocommissione, che desideravamo una Costituzione che mettesse da parte le ideologie.

Lucifero. Me ne sono compiaciuto, onorevole Togliatti.

Togliatti. Bene; ma, veda, onorevole Lucifero, per noi questa è una cosa elementare. L’ideologia non è dello Stato, l’ideologia è dei singoli o, se ella vuole, è dei partiti, e anche non sempre, perché posso concepire un partito nel quale confluiscano differenti correnti ideologiche per l’attuazione di un unico programma. Non impostazione ideologica, dunque, ma impostazione politica concreta, derivante da una visione esatta, della situazione in cui si trova oggi l’Italia. Perciò non rivendichiamo una Costituzione socialista. Sappiamo che la costruzione di una Stato socialista non è il compito che sta oggi davanti alla Nazione italiana.

Oggi si tratta di distruggere fino all’ultimo ogni residuo di ciò che è

stato il regime della tirannide fascista; si tratta di assicurare l’avvento di una classe dirigente nuova, democratica, rinnovatrice, progressiva, di una classe dirigente la quale per la propria natura stessa ci dia una garanzia effettiva e reale, che mai più sarà il Paese spinto per la strada che lo ha portato alla catastrofe alla distruzione. In questa visuale debbonsi considerare, e io considero, tutte le questioni costituzionali che stanno davanti a noi e che dibatteremo nel corso dei prossimi mesi…”

Aldo Moro, seduta del 13 Marzo.

…” Elaborando il progetto di nuova Costituzione noi attendiamo ad una grande opera: la costruzione di un nuovo Stato. E costruire un nuovo Stato è – com’è certamente – una forma essenziale, fondamentale di solidarietà umana; costruire un nuovo Stato vale quanto prendere posizione intorno ad alcuni punti fondamentali inerenti alla concezione dell’uomo e del mondo…

…Divisi – come siamo – da diverse intuizioni politiche, da diversi orientamenti ideologici, tuttavia noi siamo membri di una comunità, la comunità del nostro Stato e vi restiamo uniti sulla base di un elementare, semplice idea dell’uomo, la quale ci accomuna e determina un rispetto reciproco degli uni verso gli altri.

Costruendo un nuovo Stato, noi determiniamo una formula di convivenza, non facciamo solo dell’organizzazione dello Stato, non definiamo soltanto alcuni diritti che intendiamo sanzionare per la nostra sicurezza nell’avvenire, determiniamo appunto una formula di convivenza la quale sia la premessa necessaria e sufficiente per la costruzione di un nuovo Stato.

…Diceva l’onorevole Lucifero che era suo desiderio che la nuova Costituzione italiana fosse una Costituzione non antifascista, bensì afascista. Io ho qualche riserva su questo punto, perché mi sembra che questo elementare substrato ideologico nel quale tutti quanti noi uomini della democrazia possiamo convenire, si ricolleghi appunto alla nostra comune opposizione di fronte a quella che fu la lunga oppressione fascista dei valori della personalità umana e della solidarietà sociale.

Non possiamo in questo senso fare una Costituzione afascista, cioè non possiamo prescindere da quello che è stato nel nostro paese un movimento storico di importanza grandissima, il quale nella sua negatività ha travolto per anni la coscienza e le istituzioni. Non possiamo dimenticare quello che è stato perché questa Costituzione oggi emerge da quella resistenza, da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci siamo trovati insieme sul fronte della resistenza e della guerra rivoluzionaria ed ora ci troviamo insieme per questo impegno di affermazione dei valori supremi della dignità umana e delle vita sociale.

Guai a noi se per una malintesa preoccupazione di serbare appunto pura la nostra Costituzione da una infiltrazione di motivi partigiani, dimenticassimo questa sostanza comune   che ci unisce e la necessità di un raccordo alla situazione storica nella quale questa Costituzione si pone.

La Costituzione nasce in un momento di agitazione e di emozioni. Quando vi sono scontri di interessi e di intuizioni, nei momenti duri e tragici, nascono le Costituzioni, e portano di questa lotta, dalla quale emergono, il segno caratteristico. Non possiamo prescindere da questa comune, costante rivendicazione di libertà e di giustizia. Sono queste le cose che devono essere base della nostra Costituzione…”

Renzo Laconi, seduta del 5 marzo.

…”Quali sono le istanze cui noi dobbiamo riferire questo progetto di Costituzione? Noi tutti lo sappiamo: sono le istanze che sorgono dalla lotta che tutto il nostro popolo ha condotto contro il fascismo; sono le istanze che sorgono dalla somma di sacrifici, di pene, di dolori, che si è abbattuta, e non per sua colpa, sopra il popolo italiano.

…Deve essere un regime orientato, non l’ho detto a caso, onorevole Lucifero. Ieri lei diceva che dobbiamo creare un regime afascista. Io credo che questo non sia l’orientamento che il popolo italiano ci indica.

Per chi pensa che il regima fascista sia stato soltanto una specie di crisi di crescenza, una malattia infantile o giovanile del popolo italiano, per questi il fascismo potrà essere qualcosa di facilmente dimenticabile.

Per chi nel fascismo vede l’espressione di una contraddizione finale di tutto un regime, che ha almeno un secolo di storia in Italia, per chi nel fascismo ha visto e vede la rovina del nostro Paese, io credo non si possa parlare di Costituzione afascista, si deve parlare di Costituzione antifascista…

Ma io credo che a nulla servirebbe questa condanna del passato. Questa affermazione di diritti e di libertà credo si ridurrebbe a qualcosa di dottrinario e di vuoto se noi non ci proponessimo, attraverso la Costituzione, di distruggere le condizioni attraverso le quali il fascismo si è affermato ed ha potuto negare la libertà ai cittadini; se noi non ci proponessimo di consolidare nel nostro paese uno schieramento di forze che sia interessato alla democrazia, se noi non ci proponessimo, cioè, da un lato di abbattere i nemici della democrazia che vogliono sacrificare e distruggere le nostre libertà, e dall’altro di rafforzare il blocco popolare, di dare al popolo la strada aperta verso l’avvenire”.

Teresa Mattei, seduta del 18 marzo.

…”Vorrei sottolineare in questa Assemblea qualcosa di nuovo che sta accadendo nel nostro paese. Non a caso, fra le più solenni dichiarazioni che rientrano nei 7 articoli di queste disposizioni generali, accanto alla formula che delinea il volto nuovo fatto di democrazia, di lavoro, di progresso sociale della nostra Repubblica, accanto alla solenne affermazione della nostra volontà di pace e di collaborazione internazionale, accanto alla riaffermata dignità della persona umana, trova posto, nell’articolo 7, la non meno solenne e necessaria affermazione della completa eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua di condizioni sociali, di opinioni religiose e politiche.

Questo basterebbe a dare un preminente carattere antifascista a tutta la nostra Costituzione, perché proprio in queste fondamentali cose il fascismo ha tradito l’Italia, togliendo all’Italia il suo carattere di Paese del lavoro e dei lavoratori, togliendo ai lavoratori le loro libertà, conducendo una politica di guerra, una politica di odio verso gli altri paesi, facendo una politica che sopprimeva ogni possibilità della persona umana di veder rispettate le proprie libertà, la propria dignità, facendo in modo di togliere la possibilità alle categorie più oppresse, più diseredate del nostro Paese di affacciarsi alla vita sociale, alla vita nazionale.

E togliendo quindi alle donne italiane anche la possibilità di contribuire fattivamente alla costruzione di una società migliore, di una società che si avanzasse sulla strada del progresso, sulla strada della giustizia sociale.

Noi salutiamo quindi con speranza e con fiducia la figura di donna che nasce dalla solenne affermazione costituzionale. Nasce e viene finalmente riconosciuta nella sua nuova dignità, nella conquistata pienezza dei suoi diritti, questa figura di donna finalmente cittadina della nostra Repubblica.

Il fascismo soffocò, proprio sul nascere questa richiesta femminile fondamentale, ma la storia e la forza intima della democrazia ancora una volta hanno compiuto un atto di giustizia”…

Piero Calamandrei, seduta del 4 marzo.

…” Io mi domando come i nostri posteri tra cento anni giudicheranno questa nostra Assemblea Costituente: se la sentiranno alta e solenne come noi sentiamo oggi alta e solenne la Costituente Romana, dove un secolo fa sedeva e parlava Giuseppe Mazzini.

Io credo di sì: credo che i nostri posteri sentiranno più di noi, tra un secolo, che da questa nostra Costituente è nata veramente una nuova storia; e si immagineranno, come sempre avviene, che con l’andar dei secoli, la storia si trasfiguri nella leggenda, che in questa nostra Assemblea, mentre si discuteva della nuova Costituzione Repubblicana, seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato tutto un popolo di morti, di quei morti, che noi conosciamo ad uno ad uno, caduti nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovinetti partigiani, fino al sacrificio di Anna Maria Enriquez e di Tina Lorenzoni, nelle quali l’eroismo è giunto alle soglie della santità.

Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all’Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile; quella di morire, di testimoniare con la resistenza e la morte la fede nella giustizia.

A noi è rimasto un compito cento volte più più agevole; quello di tradurre in leggi chiare, stabili e oneste il loro sogno: di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini, alleati a debellare il dolore.

Assai poco, in verità, chiedono a noi i nostri morti. Non dobbiamo tradirli.

Costituzione della Repubblica Italiana

Disposizioni transitorie e finali XII

E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.

In deroga all’art. 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.