PINO MANCINI, IL BARBIERE DELLE MURA, 70 anni di attività e di ricordi

                                                                 di Franca Colonia

La storia di Pino Mancini, barbiere sanlorenzino, con la bottega su via di Porta Labicana, lungo le Mura Aureliane

Pino Mancini si prepara a festeggiare i suoi 70 anni di attività a San Lorenzo. Mi dice: “barbiere per passione anche dopo la pensione”! Pino nasce a San Lorenzo l’8 gennaio del 1941 da papà Raffaele, calzolaio (classe 1903, originario di Affile), e da mamma Ferminia, trasteverina di due anni più giovane, portinaia e sarta in Via dei Latini. Frequenta la scuola elementare del quartiere e all’età di 10 anni, inizia ad imparare il mestiere di barbiere presso la bottega del cognato Michele, in Via dei Falisci, “er vicoletto” per i sanlorenzini.

Ci resterà fino al 1983 quando deciderà di aprire un proprio salone in Via delle Mura Labicane, dove esercita tuttora il mestiere con entusiasmo e passione, perchè dice “io a casa non so fare niente, e con la pensione di artigiano non potrei pagare nemmeno le bollette”. Il suo lavoro, racconta, è ricco di rapporti umani quotidiani, i clienti si affezionano e anche se vanno via poi tornano a trovarlo.

Ricorda anche che negli anni 60-80 erano tanti i barbieri nella zona, ma dice, “c’era lavoro per tutti”e con piacere li ricorda uno ad uno...e comincia “annamo pe strade: a Via della Mura Labicane c’era Sergio di cui ho rilevato io il negozio, a Via dei Volsci, a fianco dell’orologiaio c’era Lorenzo Colonia (padre della scrivente)… e chi nun se lo ricorda Lorenzo , poi in fondo, vicino ai Carabinieri c’era Gaetano Bordoni, che era un cultore della memoria storica del quartiere col negozio pieno di fotografie del bombardamento e poi era il Presidente della scuola di barbiere che si trovava dentro l’edificio Cerere. A Via dei Sardi c’era Pantanella, a Via dei Marsi Mario, adesso il negozio è gestito dai figli Giancarlo e Piero, a Via degli Equi Liberato Di Stefano e Nino (er sordo), a Via dei Falisci c’erano Amedeo e pure Michele Liso, mio cognato, a Via degli Ausoni ce n’erano due ma non mi ricordo i nomi, a Via Tiburtina, dove c’è oggi la gioielleria, c’era Amedeo e un altro stava all’angolo con Via degli Etruschi, e sempre su Via degli Etruschi, davanti al cinema, c’era Mario. Un altro locale che lavorava uomo/donna stava su Via Tiburtina a fianco del bar C’era una volta.

Insomma eravamo tanti, ma ce campavamo tutti!

Nel 1972, Pino sposa Carmelinda Catino, originaria di Avellino, di 12 anni più giovane e dice… mica so’ stupido, me la so’ presa più giovane…Dal loro matrimonio nascerà Alessandro, che insieme a Martina, li renderà felicemente nonni di Francesco, che oggi ha 13 anni e di cui vanno molto fieri. Dice “mio figlio non ha voluto imparare il mestiere, ci ho provato tanto, ma non era portato…e lavora nell’azienda di Amazon”.

Mura Aureliane
Mura Aureliane 1870

Ricorda che i clienti  lasciavano sempre la mancia,  soprattutto durante le feste, quando era consuetudine regalare i “calendarietti”, un po’ ammiccanti che, a volte, venivano pure sequestrati dai Carabinieri. E’ orgoglioso di aver avuto come clienti molti personaggi famosi tra cui il pittore Mario Schifano, il portiere della Roma Alberto Ginulfi, che era di San Lorenzo, lo scrittore Gavino Ledda e tanti altri…

Poi, con orgoglio, mi mostra i “ferri del mestiere”, anche quelli classici che non si usano più, ma che tiene esposti su una mensola come in un piccolo museo: le macchinette per la sfumatura, i rasoi, le forbici per tagliare e per sfoltire, la pietra per arrotare, la spazzola, la pompetta per spruzzare l’acqua di colonia dopo la barba….

E, visto che a volte anticipavo il nome degli oggetti, mi fa…già, ma tu li conosci... e per un attimo  mi commuovo e ripenso alla valigetta verde di mio padre che ancora conserviamo piena dei “ferri” che portava sempre con sé, sempre pronto a fare qualche taglio a parenti e amici al paese di mia madre, soprattutto negli anni in cui il barbiere non c’era o veniva da fuori ogni tanto.

gli strumenti del barbiere

Quando sono entrata per chiedergli un appuntamento per l’intervista, era seduto alla scrivania dove sopra erano in bella mostra alcune copie della rivista e mi ha risposto con la solita allegria che lo contraddistingue “famola adesso!”. Lo ringrazio per il tempo che mi ha dedicato ed anche per i ricordi dolci e dolorosi che ha fatto riaffiorare nella mia memoria. Mentre esco mi fa: Ma la metti su Zi’ Lorenzo?  E io “certo!” e lui compiaciuto alza le braccia in alto in segno di soddisfazione.   

Grazie Pino!