POMMIDORO DALLA “BOTTEGA” ALLA “TRATTORIA DI  LUSSO”, DAI  BRAVI AI BORGIA.                                                              

    di Franca Colonia

Pommidoro, uno dei simboli del quartiere San Lorenzo dal 1890, meta di artisti, personaggi dello spettacolo e amanti della buona cucina del quartiere e non, riapre le porte dopo tre anni di chiusura, a un anno dalla morte di Aldo Bravi.

Ed ecco che il giovane nipote che porta il suo p, Aldo, 39 anni, laureato in Giurisprudenza, per non disperdere la memoria gastronomica dell’attività del nonno, patrimonio della famiglia, ma anche del quartiere, decide di riaprire la storica attività avviata ben 130 anni fa dai suoi bisnonni e gestita poi dai nonni e familiari, sentendo su di sé l’onere di onorare la promessa fatta a suo nonno e cioè di mantenerne sempre alto il nome di Pommidoro. 

E’ proprio lui, Aldo junior,  che mi accoglie con un grande sorriso e mi invita ad entrare nello storico  locale di Piazza dei Sanniti che è stato da poco finemente ristrutturato.

Mi mostra come sia stato mantenuto intatto l’arredamento precedente: il  frigorifero a vetro dell’ex vino e olio, la grande braceria, i quadri con le foto dei personaggi famosi che vi hanno transitato tra cui Pier Paolo Pasolini che qui cenò l’ultima volta prima di essere ucciso, il  ritratto di nonna Anna realizzato da Rossella Fumasoni moglie di Piero Pizzicannella, quello di Gianni Dessì con la dedica a “Pommidoro re” e poi quelle con gli artisti del Pastificio Cerere, i sindaci, i personaggi dello spettacolo e dello sport che hanno reso celebre il locale rendendolo simile a un “museo”.

Mi racconta un po’ della memoria orale tramandatagli dai nonni, in particolare quella legata alla tragedia che si consumò, il 19 luglio 1943, all’interno della trattoria, quando suo nonno Aldo, di ritorno con il rifornimento del vino, vide una grande nuvola bianca sul cielo di San Lorenzo.

Mai avrebbe immaginato di trovare sotto le macerie senza vita la mamma Dina, incinta di 7 mesi, e le due sorelle, Sandra e Rossana. E fu proprio Ettore, il padre di Aldo, che collaborava con i Vigili del Fuoco accorso sul luogo del disastro, a trovare i suoi familiari in fin di vita, mentre dal ricovero sottostante il locale, venivano tratte in salvo 23 persone.

Questa tragedia segnò profondamente tutta la famiglia, nonno Aldo era solito dire ai suoi familiari  “Voi che nun avete vissuto la guerra nun potete parlà, io ciò le ferite aperte che nun se possono rimarginà”. Mi dice Aldo Junior  “io voglio essere di esempio per altri perché, pur venendo da una situazione difficile, per amore di mio nonno ho deciso insieme a mio padre Amedeo, a mia madre Alessandra e a mia zia Rossana, di continuare a scommettere su “Pommidoro” perchè mio nonno in punto di morte mi chiese di scrivere su un quaderno tutte le ricette e  mi disse: io ciò fiducia in te, ciò messo tanto per rende famoso er nome, tu impegnate, nun fa impicci e se devi fa quarcosa, godite quello che t’ho fatto io.” Continua Aldo J.

perchè io oltre che un nonno,  ho perso un amico”. Continuiamo a mettere insieme i nostri ricordi di quando negli anni 50-70 gli uomini, di ritorno  dal lavoro, erano soliti andare all’osteria a fare una partita a carte e a bere un po’ di vino per stare in compagnia e la nonna gli diceva che “spesso uscivano col naso rosso”.

Gli chiedo come si riforniscono delle materie prime e mi risponde che, come per il passato, queste provengono in gran parte dalla loro tenuta “Valle della Castagna” di Moricone in Sabina dove, fra le altre cose, si produce “l’olio Borgia”.

La famiglia è originaria della zona dei Monti Lucretili dove Aldo era solito andare a caccia sul Monte Gennaro, lì  conobbe Anna che diventò sua moglie. Dalla loro unione sono nate Alessandra, Rossana e Dina che a loro volta lo hanno reso nonno di  Aldo J, Flavia, Marco e Ludovica e poi bisnonno di Anna, Ginevra e Gioia.

Gli chiedo di condurmi in viaggio tra le delizie gastronomiche offerte alla clientela e mi mostra sorridendo il  menu dove è presente  la carta  dei vini pregiati e dove si  ripropongono, in continuità con il passato, i piatti tipici della tradizione romanesca …. dall’amatriciana alla pajata, dai carciofi alla romana alla coda alla vaccinara, dagli involtini  alla trippa e infine  la zuppa inglese della mamma...che sottolinea, “assolutamente da non perdere!”

Sono davvero colpita dall’affetto, dall’orgoglio e dalla gratitudine che questo giovane ragazzo prova nei confronti dei suoi nonni e bisnonni che ricorda uno ad uno a partire dalla nonna Clementina che nel 1890 aprì per prima l’osteria, quell’osteria che “nonno Aldo chiamava prima bottega e poi osteria di lusso”.

Mi accompagna all’uscita del locale e mi mostra una foto recente scattata durante la serata di riapertura che porta la scritta: “Stelle da Oscar a San Lorenzo-aprile 2023” dove sono presenti fotografi, attori e registi, molti dei quali hanno avuto nomination agli Oscar, ricevuto Golden globe o importanti riconoscimenti internazionali. 

Tra gli invitati erano presenti  tra gli altri Edward Berger  regista del film Thriller Vaticano “Conclave” e  Stanley Tucci, Ralph Fiennes, Lucian Msamati facenti parte del cast.

Lo ringrazio per il tempo che mi ha dedicato e per la decisione assunta dalla famiglia di continuare a puntare su San Lorenzo dove, Pommidoro, per i Sanlorenzini e non solo… continua ad essere un “simbolo di eccellenza”.

Ed è proprio in quel momento che la mia mente va oltre, a un progetto custodito nel cassetto da realizzare: “un museo diffuso a San Lorenzo” nel quale includere oltre ai reperti storici e archeologici visibili all’aperto, anche  luoghi culturali come questo da visitare come espressione della specificità del territorio,  la cui memoria deve essere custodita e trasmessa alle nuove generazioni.