Prima non bussa, lei entra sicura, come il fumo lei penetra in ogni fessura, alle labbra di carne, i capelli di grano, che paura, che voglio che ti prendo la mano che paura, che voglio che ti porti lontano.

Cosi Cantava De Andre.

E la primavera, senza bussare, è entrato nel nostro quartiere e anche quest’anno, simulando la voglia di essere “presi per mano e portati lontano”.

Zi Lorenzo, altri pure il primo sole di marzo, non si è fatto portare molto lontano: solo nelle piazze nelle vie del quartiere.e annotato con gioia novità positive: l’apertura di diversi nuovi locali: non kebab, non minimarket, non pub, non pizzeria, ma attività culturali e artigianali.

Poco distante, una nuova libreria,”Scione”. Libreria universitaria ma non solo. Punto culturale di eccellenza. Anche qui, restauro degli spazi non invasivo, luminosità invitante.

In via dei Latini, una giovane donna avviato un laboratorio di ceramica.

Sulla stessa strada, un altro giovane aperto un negozio di abiti, “Vintage 34”.

forse non è un’ inversione di tendenza. Sicuramente è un dato da registrare.

In questo giro magari primaverile, Zi Lorenzo non hai resistito alla voglia di fare una puntata al parco dei caduti del 19 luglio: qui la primavera sta svegliando dal letargo invernale alberi e piante e sta amorevolmente vigilando sulle prime settimane di vita della “Foresta Urbana”, Dove le 100 più piantine messa dimora il mese scorso, si ha la vita con qualche timido fiorellino e nuove foglie.

E in via Degli Ausoni, marciapiedi lato Cavalieri Di Colombo piantumato da poco, sugli ancora gracili rami dei ciliegi giapponesi, cominciano a far capolino gemme e fiorellini dal tenue color rosa.

Perfino i malmessi “Alberi di Giuda” di via Tiburtina, pur pur invocando cure urgenti e potature robuste, si sforzano di partecipare alla festa: qualche timido fiore, qualche nuova foglia.

Solo Villa Mercede piange: lacrime di disperazione e di rabbia.

Non sa spiegarsi il disinteresse, l’incuria, l’abbandono in cui i reggitori capitolini la stanno costringendo a vivere da cinque anni. Tanti ne sono passati dal crollo di parte del muro di contenimento lungo via dei Marrucini. Cinque anni sono tanti!

È vero che per costruire il Colosseo ci vollero 10 anni e 2 imperatori, Vespasiano e Tito, ma ripristinare parte di un muro di contenimento ci sembra un’opera un tanti nello meno impegnativa. Roma non è più governata da imperatori, ma da sindaci eletti dal popolo.dal crollo del muro nella carica di sindaco si sono succeduti due personalità di diverso orientamento politico: Virginia Raggi e Roberto Gualtieri.

Diverso orientamento politico, stesso identico disinteresse.

Zi Lorenzo auspica che i moderni reggitori di Roma, avendo già realizzato il pari con il numero degli imperatori che si sono dedicati al Colosseo, non vogliono anche inseguire l’obiettivo di eguagliare il numero degli anni, Dieci, occorsi per il completamento dell’Anfiteatro Flavio.

Zi Lorenzo attende, ma senza troppa fiducia.