Supplemento a ZI’ LORENZO, in occasione della Festa della Liberazione del 25 aprile 2022 a cura di Rolando Galluzzi

In memoria dei sanlorenzini che persero la vita, durante la Seconda mondiale, per restituire la libertà e la democrazia agli italiani, vittime dei nazi-fascisti.

Il 10 giugno 1940 Mussolini, dal balcone di Palazzo Venezia, annuncia la dichiarazione di guerra alla Francia e all’Inghilterra. Le condizioni di vita nei quartieri popolari peggiorano in modo drastico.

Gli uomini vanno al fronte, le attività commerciali e artigianali entrano in crisi, si sopravvive grazie alla tessera annonaria e al mercato nero. L’Ovra e gli apparati repressivi intensificano la propria attività.

A San Lorenzo le persone attenzionate e tenute d’occhio dalle autorità sono particolarmente numerose, molti sono costretti a nascondersi, altri vengono arrestati. La morsa, mano mano che la guerra avanza, si fa sempre più stretta.

Le due sezioni del fascio e l’opera balilla fanno a gara a segnalare persone contrarie al regime o, semplicemente, critiche. Il 26 giugno 1940 la squadra politica della Questura fa irruzione nell’Albergo del Popolo e sgombera tutti i poveri emarginati che vi erano ricoverati; arresta gli ufficiali dell’Esercito della Salvezza. Il 17 agosto 1940 l’Ente è disciolto d’autorità e tutti i beni vengono confiscati.

Sin dal gennaio del 1940 sono distribuite le tessere annonarie per il razionamento degli alimenti; nel quartiere popolare, già provato, dal peggioramento delle condizioni di vita dovuto alla guerra coloniale aumenta il numero delle persone alle prese con la fame.

Nei primi mesi del 1942 il governatorato cerca di scaricare sui panificatori la scarsezza di pane da distribuire con la tessera annonaria (150grammi a persona) e a san Lorenzo viene accusato di sfraso Romolo Sammartino.. Il 19 luglio 1943 gli anglo americani sferrano il primo bombardamento sulla città santa, bombardano l’aeroporto Littorio e lo Scalo merci di San Lorenzo.

Solo quel giorno si contarono circa 2000 vittime civili e decine di palazzi distrutti. Successivamente Roma subì altre 50 incursioni aeree. Dopo l’8 settembre 1943 inizia anche la tragedia delle famiglie di origine ebraica costrette a nascondersi e a fuggire da Roma per evitare la deportazione ai campi di concentramento.

Alle vittime del bombardamento i sanlorenzini contano anche decine di vittime tra chi lottò contro la dittatura o perché inviso al regime. Chi, come Dionigi Tortora, militare morto in battaglia contro l’esercito tedesco; oppure come Manlio Gelsomini e Nicola Ugo Stame partigiani combattenti assassinati alle Fosse Ardeatine.

Chi come i fratelli Duilio, Marcello Favola partigiani combattenti uccisi per rappresaglia nel reatino. Un capitolo a parte meritano i deportati e uccisi nei campi di concentramento come i fratelli Perugia e le persone ritenute “soggetti indesiderabili”.

Abbiamo deciso di dedicare questo SUPPLEMENTO  a tutti loro, con l’intento che la memoria del loro sacrificio non venga mai meno. Con l’auspicio, anzi con la RICHIESTA PRECISA DA PARTE DELLA  REDAZIONE DI ZI’ LORENZO ALLE ISTITUZIONI CITTADINE DI DOTARE I LUOGHI DOVE I NOSTRI CONCITTADINI ABITARONO O LAVORARONO UNA TARGA RICORDO O UNA PIETRA D’INCIAMPO.

Chi ha redatto quest’articolo sono anni che si dedica alla ricerca storica e alla conservazione della memoria di San Lorenzo con l’intento di non far cadere nell’oblio dei tempi la storia del quartiere e dei sanlorenzini. e non ha nessuna intenzione e voglia di “togliere il lavoro” alle associazioni d’interesse o politiche territoriali.

Infine una nota editoriale per specificare che quanto scritto in quest’articolo fa parte di un più ampio lavoro di ricerca che investe la vita del quartiere dagli esordi ai nostri giorni.

Buona lettura!

Martiri per la libertà.

Il 23 Marzo 1944 – giorno del 25° anniversario della fondazione del Partito Fascista di Mussolini – 17 partigiani dei Gruppi d’Azione Patriottica (GAP) guidati da Rosario Bentivegna fecero esplodere un ordigno in Via Rasella, a Roma,  mentre passava una colonna di militari del Reggimento di Polizia Bozen, uccidendone 42.La sera del 23 marzo,

il Comandante della Polizia e dei Servizi di Sicurezza tedeschi a Roma, tenente colonnello delle SS Herbert Kappler, insieme al comandante delle Forze Armate della Wermacht di stanza nella capitale, Generale Kurt Mälzer, decisero un’azione di rappresaglia che consisteva nella fucilazione di dieci italiani per ogni poliziotto ucciso nell’azione partigiana, selezionati tra i condannati a morte detenuti nelle prigioni di Regina Coeli e via Tasso, gestite dai Servizi di Sicurezza.

Il giorno seguente, 24 marzo 1944, militari della Polizia di Sicurezza e della SD  al comando del Capitano delle SS Erich Priebke e del Capitano delle SS Karl Hass, radunarono 335 civili italiani, tutti uomini, nei pressi di una serie di grotte artificiali alla periferia di Roma, sulla via Ardeatina. Le Fosse Ardeatine, che originariamente facevano parte del sistema di catacombe cristiane, vennero scelte per poter eseguire la rappresaglia in segreto e per occultare i cadaveri delle vittime.

Priebke e Hass avevano ricevuto l’ordine di selezionare le vittime tra i prigionieri che erano già stati condannati a morte, ma il numero di prigionieri in quella categoria non arrivava ai 330 necessari alla rappresaglia. Per questa ragione, gli ufficiali della Polizia di Sicurezza selezionarono altri detenuti, molti dei quali arrestati per motivi politici, insieme ad altri che o avevano preso parte ad azioni della Resistenza, o erano semplicemente sospettati di averlo fatto.

I Tedeschi aggiunsero al gruppo già selezionato per il massacro anche 75 prigionieri ebrei, molti dei quali erano detenuti nel carcere romano di Regina Coeli. Per raggiungere la quota necessaria, essi rastrellarono anche alcuni civili che passavano per caso nelle vie di Roma.

Il più anziano tra gli uomini uccisi aveva poco più di settant’anni, il più giovane quindici. I prigionieri selezionati furono condotti all’interno delle grotte con le mani legate dietro la schiena. Priebke e Hass diedero l’ordine agli ufficiali della polizia tedesca di portare i prigionieri all’interno delle fosse, obbligandoli a disporsi in file di cinque e a inginocchiarsi, uccidendoli poi uno a uno con un colpo alla nuca. Quando il massacro ebbe termine,

Priebke e Hass ordinarono ai militari del genio di chiudere l’entrata delle fosse facendola saltare con l’esplosivo, uccidendo così chiunque fosse riuscito per caso a sopravvivere e seppellendo allo stesso tempo i cadaveri.

Tra le vittime dell’eccidio due persone che, per motivi diversi, abitavano o lavoravano a San Lorenzo. L’uno, Manlio Gelsomini, medico pediatra con lo studio su piazza dell’Immacolata e l’altro, Ugo Stame, cantante lirico che alloggiava in via dei Volsci.

 Manlio Gelsomini

(Roma, 9 novembre 1907 – Roma, 24 marzo 1944) è stato un atleta, militare e partigiano italiano, trucidato alle Fosse Ardeatine. Velocista della “A.S. Roma”, fu chiamato negli anni ’20 nella Nazionale italiana di atletica leggera.

Giovanissimo aderì al Partito Nazionale Fascista e fu capitano del 79º Battaglione “Camicie Nere” della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale. Laureatosi in Medicina e chirurgia, fu medico al Policlinico Umberto I di Roma.

Da medico pediatra condivise lo studio su piazza dell’immacolata insieme a Fabrizio Piperno, un giovane dottore ebreo, gli anziani del quartiere ricordano ancora i due per la loro generosità e dedizione nei confronti dei bambini del quartiere.

Durante la seconda guerra mondiale fu capitano medico di complemento, ed era a Roma l’8 settembre 1943. Sottrattosi ai tedeschi, entrò nel Fronte militare clandestino della Resistenza romana, e si rifugiò sulle montagne del viterbese organizzandovi, con il nome di battaglia Ruggiero Fiamma, nuclei di resistenza con il Raggruppamento bande “Monte Stella”.

Ugo Stame.

Nato a Foggia l’8 gennaio 1908, trucidato alle Ardeatine (Roma) il 24 marzo 1944, tenore, Medaglia d’argento al valor militare alla memoria. Dotato di riconosciute qualità canore si era trasferito da Foggia a Roma e al Teatro dell’Opera aveva dato saggio della sua bravura, a testimonianza della quale resta una registrazione dal “Trovatore” di Giuseppe Verdi. Stame fu presto preso di mira per il suo antifascismo e nel 1939 fu arrestato durante una prova della “Turandot”.

Quattro mesi di carcere e poi il servizio militare in Aeronautica, sino all’8 settembre 1943. Il tenore avrebbe potuto partire per gli Stati Uniti, dove era in programma una sua tournée, ma preferì restare a Roma (sulla casa che abitava in San Lorenzo lo ricorda una lapide), per battersi contro i nazifascisti con i suoi compagni di “Bandiera Rossa”.

Arrestato e portato in Via Tasso, Nicola Stame vi fu a lungo torturato. Condannato alla deportazione in un lager nazista, si trovava nel carcere di Regina Coeli quando i tedeschi lo scelsero per eliminarlo, con altri 334 patrioti, nella rappresaglia delle Fosse Ardeatine. Il corpo di Stame, orrendamente mutilato, fu recuperato con gli altri soltanto dopo la liberazione di Roma.

Marcello, Duilio e Pietro Favola

In via dei Vestini abitavano due fratelli, Marcello e Duilio Favola, ed un loro cugino, Pietro Favola, che operarono come partigiani in provincia di Rieti e vennero fucilati per rappresaglia dopo la battaglia del Monte Tancia.

Il 7 Aprile del 1944 il Monte Tancia, nei dintorni di Poggio Mirteto, fu teatro di una durissima battaglia tra le forze della resistenza e quelle nazi-fasciste. Sul luogo, nel corso dei mesi immediatamente precedenti, alle forze partigiane sabine se ne erano aggiunte altre provenienti da Roma, al punto da renderlo in breve tempo uno dei capisaldi della resistenza romana e laziale. Proprio per questo fu oggetto di un attacco in grande stile da parte di reparti nazisti e fascisti: all’alba del 7 Aprile un’intera divisione di soldati dell’Asse cominciarono a stringere un cerchio di morte intorno al nucleo partigiano. La battaglia fu durissima. Spezzato l’accerchiamento, le forze partigiane riuscirono a fuggire, ma alcuni, rimasti indietro a difendere fino all’ultimo la postazione, furono trucidati sul posto. In seguito al fallimento dell’operazione, le forze nazi-fasciste si vendicarono delle perdite massacrando partigiani e civili.

Marcello Favola.

Componente della Brigata Garibaldi operante a Leonessa in provincia di Rieti, fucilati dai nazisti nell’aprile del 1944, insieme al fratello Duilio e al cugino Pietro. Una lapide lo ricorda in via dei Vestini.

Duilio Favola .

Fratello di Marcello. Componente della Brigata Garibaldi operante a Leonessa in provincia di Rieti, fucilato dai nazisti nell’aprile del 1944. Una lapide lo ricorda in via dei Vestini

Pietro  Favola.

Cugino dei fratelli Marcello e Duilio Favola. Componenti della Brigata Garibaldi operante a Leonessa in provincia di Rieti, fucilato dai nazisti nell’aprile del 1944. Una lapide lo ricorda in via dei Vestini.

  Francesco Rezza e Lussorio Bosu.

Il 4 giugno del 1944, poche ore prima della liberazione di Roma da parte degli Alleati, le guardie ausiliarie di Pubblica Sicurezza.Francesco Rezza e Lussorio Bosu, in servizio di pattuglia, vennero catturati da un gruppo di paracadutisti del Battaglione Nembo; costoro notarono che i due indossavano le uniformi che portavano le mostrine del regio esercito anziché i gladi dell’esercito della RSI. I due poliziotti vennero trasportati all’interno della facoltà di Botanica dell’Università di Roma, trasformato in comando del Nembo, dove subirono pestaggi e torture, prima di essere fucilati. Nel dopoguerra venne apposta una lapide all’interno della facoltà di Botanica per ricordare il sacrificio di Francesco Rezza e Lussorio Bosu.

Dionigi Tortora

Nato a Roma nel 1911, caduto a Berat (Albania) il 14 novembre 1943, ingegnere, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Lavorava presso i Servizi tecnici del Comune di Roma quando, nel luglio del 1940, fu chiamato alle armi come ufficiale di complemento d’Artiglieria. Mandato in Albania, Tortora, l’8 settembre 1943, si trovava a Tirana, al comando del 13° Raggruppamento artiglieria G.a.F. All’annuncio dell’armistizio, per non consegnarsi ai tedeschi, Tortora convinse i suoi uomini a seguirlo in montagna e a resistere con le armi in pugno. Cadde due mesi dopo, combattendo contro preponderanti forze tedesche, ma consentendo al grosso del suo reparto di sganciarsi.

Raul Ciratti.

Idraulico di anni 34, militante nella formazione del Movimento Comunista d’Italia “Bandiera Rossa”, ucciso dai nazisti in ritirata dalla Capitale, il 4 giugno 1944; la lapide che lo ricorda è posta lungo il muro di cinta del cimitero del Verano sulla via Tiburtina.

Un numero consistente di sanlorenzini furono deportati nei campi di concentramento perché ebrei o perché perché antifascisti o ritenuti tali. Una storia ancora da esplorare. Tra di loro i fratelli Perugia e i deportati del 4 gennaio 1944.

Le vittime sanlorenzine dei campi di concentramento

Dopo l’8 settembre del 1943 e l’occupazione dell’Italia da parte della Wehrmacht anche il nostro Paese ha pagato un alto tributo all’esercito dei deportati che alimentò i campi di concentramento e di sterminio del Terzo Reich.

La prima manifestazione della violenza vendicativa fu rappresentata dalla cattura di buona parte dei militari italiani che si trovavano sotto le armi l’8 settembre e che furono deportati verso il nord, in Germania e nei territori occupati della Polonia, un contingente tra i seicento ed i settecento mila uomini, con l’intento prioritario di destinarli al lavoro forzato per l’economia di guerra tedesca.

Di vera e propria deportazione si deve parlare nel caso della deportazione razziale e politica. La prima fu la conseguenza del fatto che dopo l’armistizio l’Italia venne inclusa nel progetto di “soluzione finale” per la distruzione dell’ebraismo europeo. La seconda fu tra le risposte che gli occupanti tedeschi diedero alla Resistenza contro gli occupanti ed i loro alleati della Repubblica Sociale Italiana.

In entrambe le forme della deportazione il ruolo dei collaborazionisti della RSI non fu meramente secondario o subalterno.

L’ordine di polizia del 30 novembre 1943 con il quale il ministro dell’interno Buffarini Guidi dispose la raccolta in campi di concentramento degli ebrei, lungi dal sottrarre questi ultimi alle retate dei tedeschi, ne agevolò la cattura in massa da parte delle unità tedesche.

Ebrei e perseguitati politici in attesa della deportazione furono ammassati nei quattro campi di raccolta principali allestiti sul suolo italiano: Fossoli di Carpi, Borgo S. Dalmazzo, Risiera di S. Sabba e Bolzano-Gries. Da questi siti presero le mosse i convogli della deportazione.

Diverse furono le destinazioni: per i circa 8.000 ebrei  generalmente Auschwitz; per i politici (partigiani ed altri appartenenti alla Resistenza) le destinazioni principali furono i Lager di Dachau, Mauthausen, Buchenwald e Dora, Flossenbürg, Ravensbrück, per un complesso quantificabile in circa 30.000 persone.

I fratelli Perugia: Lello, Angelo, Settimio; Mario e Giovanni

 La famiglia dei Perugia abitava in via degli Equi 70 a San Lorenzo.

Il 10 settembre 1943 Lello Perugia partecipò alla battaglia di Porta San Paolo, un disperato tentativo di difendere la capitale dalle truppe naziste condotto da reparti dell’esercito, fra cui i Granatieri di Sardegna, e da gruppi di civili accorsi spontaneamente oppure organizzati dai partiti antifascisti.

La famiglia Perugia il 16 ottobre 1943 scampò al rastrellamento degli ebrei ordinato da Kappler grazie alla telefonata di un maresciallo di pubblica sicurezza che li avvertì di quanto stava accadendo La madre e le sorelle furono ospitate nel convento delle suore Figlie di Maria Santissima dell’Orto in via Tiburtina Vecchia per intercessione di don Libero Raganella e lì rimasero fino al mese di dicembre 1943.

Successivamente tutta la famiglia si trasferì a Tufo di Carsoli, in Abruzzo, dove i fratelli Perugia operarono all’interno della banda Liberty Il 14 aprile 1944 Lello, Angelo, Settimio, Mario e Giovanni Perugia furono arrestati insieme ad alcuni compagni da un gruppo di nazifascisti. Furono poi trasferiti nel carcere di via Tasso, a Roma.

Furono poi condotti al braccio tedesco di Regina Coeli. Qui vennero imprigionati in sei in una cella molto piccola, senza aria. Alla fine di maggio del 1944, furono caricati su un camion insieme ad altri ebrei reclusi e dopo un giorno e mezzo di viaggio arrivarono al campo di raccolta di Fossoli di Carpi, vicino a Modena.

I fratelli Perugia partirono dalla stazione di Fossoli con destinazione Auschwitz- Birkenau il 26 giugno del 1944 insieme ad altri 527 Il treno arrivò il 30 giugno. Dei cinque fratelli furono immatricolati nel campo soltanto Lello, Angelo e Settimio; Mario e Giovanni furono inviati subito alle camere a gas.

A Lello Perugia fu tatuato sul braccio il numero A 15803. Rimase ad Auschwitz-Birkenau fino al mese di ottobre 1944, quando fu trasferito a Monowitz insieme al fratello Settimio.

A Monowitz conobbe Primo Levi. Quando Auschwitz venne liberato dai russi il 27 gennaio del 1945 Settimio era gravemente ammalato e nonostante i tentativi di cura morì poco dopo.

Lello Perugia,insieme a Primo Levi, Leonardo Debenedetti e un nutrito gruppo di profughi italiani, intraprese un lungo percorso di ritorno attraverso l’Europa orientale e i territori dell’Unione Sovietica, il viaggio rocambolesco e interminabile che Levi avrebbe narrato circa venti anni dopo nel libro La tregua (1963). Presi in custodia dai russi,

I profughi sostarono nel campo di Bogucice, vicino a Katowice, poi in quello di Staryie Doroghi. Lello Perugia, a differenza dei suoi compagni, rientrò in Italia con un aereo della RAF nell’ultima settimana di dicembre del 1945.

Lello Perugia, fino all’ultimo dei suoi giorni, è stato è stato testimone di quella tragedia e militante della sezione Anpi di San Lorenzo.

I sanlorenzini deportati e uccisi nei campi di concentramento di Mathausen, Hartheim, Ebensee, Attnang-Puchheim e Schlier.

Il  4 gennaio del 1944 dallo Scalo Tiburtino, partì un treno numero 64155 diretto a Innsbruck con a bordo n. 292 persone rastrellate a Roma nel dicembre del 1943 perché segnalati dalla Questura come elementi “indesiderabili” cioè ostili al regime fascista o presunti tali.

Nel mattinale del 5 gennaio 1944, inviato dalla Questura di Roma al Comando di Forze di Polizia e alla Direzione Generale Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, si legge:

«Alle ore 20.40 di ieri dallo Scalo Tiburtino è partito treno numero 64155 diretto a Innsbruck con a bordo n. 292 cittadini romani, rastrellati tra elementi indesiderabili, i quali, ripartiti in dieci vetture, sono stati muniti di viveri per sette giorni. Il treno sarà scortato fino al Brennero da 20 agenti di Pubblica Sicurezza ed a destinazione da un maresciallo e quattro militari della Polizia Germanica. Durante le ultime 24 ore sono stati rastrellati dalla locale Questura, a scopo preventivo, n. 162 persone ». La mattina del 4 gennaio 1944 centinaia di uomini, detenuti nel carcere di Regina Coeli o prelevati nelle proprie case, vengono condotti dalla polizia alla Stazione di Roma Tiburtina per essere deportati nel campo di concentramento nazista di Mauthausen, dove il 13 gennaio ne giunsero vivi in 257per essere immatricolati. Di quei 257 sopravviveranno alla liberazione dei campi solo una sessantina e non tutti riusciranno a tornare in patria; molti di loro muoiono di fame e di stenti in una Europa già libera dal nazifascismo dopo mesi di inaudite sofferenze. In quel treno c’erano cittadini romani deportati e, in particolare, quelli che «uscirono nella giornata del 4 gennaio 1944 da Regina Coeli […] persone semplici, antifascisti di tutto l’arco della resistenza al nazifascismo di quei mesi a Roma»

AVALLONE CARLO

nato a Napoli il 04.11.1889. Figlio di fu Giovanni e Michela Di Domenica, senza fissa dimora, manovale, celibe. Arrestato il 19.12.1943 da agenti P.S. S.Lorenzo entrato a Regina Coeli il 22.12.1943 alle ore 17.00, matr.n.13422 per disposizione Questura II divisione. Il 4.1.1944 “Richiesto Questura” Deportato e immatricolato a Mauthausen il 13.1.1944 con il n.41997. Deceduto a Mauthausen il 13.03.1944.

BROZZINI OSTILIO

nato a Pitigliano (Grosseto) il 29.06.1879. Figlio di fu Placido e fu Romani Rosa, , domiciliato a Roma in via dei Latini 62, tipografo, vedovo di Capezzi Maria Stella. Arrestato il 24.12.1943 da agenti P.S. S. Lorenzo entrato a Regina Coeli il 25.12.1943 alle ore 14.00, matr.n.13721, per disposizione Questura Roma. Il 4.1.1944 “richiesto questura”. Deportato e immatricolato a Mauthausen il 13.1.1944 con il n.42012. Deceduto a Hartheim il 14.07.1944.

CHIAPPELLONI ARALDO

nato a Roma il 30.08.1900. Figlio di fu Mariano e fu Fabbretti Teresa, domiciliato in largo dei Volsci 63, venditore ambulante, celibe. Arrestato il 21.12.1943 da agenti P.S. S.Lorenzo entrato a Regina Coeli il 22.12.1932 alle ore 17.00, matr. 13421, per disposizione Questura Squadra Mobile.  Il 4.1.1944 “richiesto questura”. Deportato e immatricolato a Mauthausen il 13.1.1944 con il n.42032. Deceduto ad Ebensee il 11.4.1944

COLSON NELLO

nato a Roma il 4.3.1893. Figlio di fu Carlo e fu Morelli Adele, , domiciliato in via dei Campani n.56, sarto, celibe. Arrestato il 20.12.1943 da agenti P.S. S. Lorenzo entrato Regina Coeli il 22.12.1943 alle ore 17.00, matr.n.13423, per disposizione Questura Squadra Mobile. Il 4.1.1944 “richiesto questura”. Deportato e immatricolato a Mauthausen il 13.1.1944 con il n.42052. Deceduto a Hartheim il 5.7.1944.

COSENTINO DOMENICO

nato a S. Giorgio Morgeto (R C) il 6.3.1911. Figlio di fu Michelangelo e fu Irace Teresa, , domiciliato. a Roma in Piazza Siculi 2, infermiere, celibe. Arrestato il 29.12.1943 da agenti P.S. S.Lorenzo entrato a Regina Coeli il 30.12.1943 alle ore 10.00, matr.n.14025, per disposizione Questura II divisione. Il 4.1.1944 “richiesto questura” Deportato e immatricolato a Mauthausen il 13.1.1944 con il n.42058.Deceduto a Ebensee il 25.4.1945.

COSENTINO GIOACCHINO

nato Trani (Bari) il 7.3.1920. Figlio di Scipione e Di Bello Teresa, , domiciliato a Roma in via degli Enotri n.16, idraulico, celibe. Arrestato il 24.12.1943 da agenti P.S. Viminale entrato Regina Coeli il 28.12.1943 alle ore 17.00, matr.n.13922, per disposizione Questura Comm.rio Casini. Il 4.1.1944 “richiesto questura” Deportato e immatricolato a Mauthausen il 13.1.1944 con il n.42059. Deceduto a Hartheim il 6.10.1944.

DEL BUONO SPARTACO

nato a Roma il 26.3.1891. Figlio di fu Giuseppe e di fu Spina Luisa, , domiciliato in via dei Sabelli n.114, stuccatore, coniugato con Franceschetti Pierina. Arrestato il 26.12.1943 da agenti P.S. San Lorenzo entrato a Regina Coeli il 27.12.1943 alle ore 14.00, matr.n.13808, per disposizione Questura Squadra Mobile. Il 4.1.1944 “richiesto questura”. Fuggito durante il viaggio.

FELICI TEODOLINDO

nato a Gerano (Roma) il 11.1.1892. Figlio di fu Francesco e Maria Fubelli, dom. a Roma in borgata Pietralata , viale Serena 501, ha abitato in piazzale Tiburtino 8 (anagrafe capitolina) manovale, coniugato con Bernardi Luisa, 5 figli. Arrestato il 22.12.1943 da agenti P.S. S.Ippolito entrato Regina Coeli il 24.12.1943 alle ore 16.00, matr.n.13605, per disposizione Questura Squadra Mobile. Il 4.1.1944 “richiesto questura” Deportato e immatricolato a Mauthausen il 13.1.1944 con il n.42082. Deceduto a Ebensee il 20.5.1944.

GUERRA LUIGI

nato a Urbania (Pesaro) il 19.4.1899. Figlio di fu Giuseppe e fu Fumeri Elisabetta, , domiciliato a Roma in via degli Equi 70 int.21, manovale, coniugato con Sabatini Lucia, 3 figli. Arrestato il 30.12.1943 da agenti P.S. S.Lorenzo entrato Regina Coeli il 31.12.1943 alle ore 14.00, matr.n.14104, per disposizione Questura 2° Divisione. Il 4.1.1944 “richiesto questura” Deportato e immatricolato a Mauthausen il 13.1.1944 con il n.42111. Deceduto a Mauthausen il 22.4.1945.

MARIANI VALRIGO

gli abitanti di San Lorenzo a Roma  vittime dei nazi-fascisti alle Fosse Ardeatine e nei campi di concentramento

nato a Roma il14.7.1907. Figlio di Aristide e fu Parlotti Elisa, dom. in via Zara n. 23, lattaio in via degli Equi barista, celibe. Arrestato il 19.12.1943 da agenti P.S. S.Ippolito entrato a Regina Coeli il 22.12.1943 alle ore 14.00  matr.n. 13353, per disposizione Questura Ufficio Politico. Il 4.1.1944 “richiesto questura”.

Deportato e immatricolato a Mauthausen il 13.1.1944 con il n. 42136. Deceduto ad Hartheim il 1.9.1944. Il lattaio antifascista di S. Lorenzo.
Nato a Roma il 14 luglio 1907, assassinato il 1 settembre 1944 nel Castello di Hartheim (Linz), sotto-campo del Lager di Mautausen.
Esercente nel quartiere San Lorenzo. Viene inserito nel Casellario Politico Centrale nel 1936 perché  «è un fervente comunista che in passato, essendo sconosciuto alla Polizia, ha avuto incarichi di fiducia specie per far circolare fra i compagni di fede, materiale di propaganda comunista. Egli è titolare di un esercizio di latteria, dove spesso si davano convegno i noti Calisti e Mazzocchi e qualche altro. […] i predetti sono stati sorpresi a confabulare nel suindicato esercizio pubblico, che è stato, pertanto, chiuso a tempo indeterminato».

Nel gennaio del 1937 notato al funerale religioso di Calisti, è inserito nell’elenco delle persone da arrestare in determinate circostanze. Nel luglio 1940, con l’entrata in guerra dell’Italia è internato nel Campo di Concentramento di Manfredonia e poi nel 1942 trasferito a Grotte di Castro in provincia di Viterbo.

Il 4 settembre 1943, ridotto alla fame e dimenticato dal nuovo governo di Badoglio, fugge e torna a Roma. Arrestato di nuovo il 19 dicembre 1943 dall’Ufficio Politico della Questura di Roma.

Deportato il 4 gennaio 1944 assieme ad altri 326 oppositori dal Carcere di Regina Coeli nella prima deportazione politica dall’Italia. Immatricolato il 13 gennaio 1944 con Triangolo Rosso n.42136 al KZ Mauthausen. Gasato nel Castello di Hartheim perché non più abile al lavoro, Aktion 14f13. Eugenio Iafrate

PACIFICO CARLO

nato a Mondragone (Caserta) il 22.9.1907. Figlio di Guglielmo e di Cacozza Filomena, , domiciliato a Roma in via dei Vestini n.12, barbiere, coniugato con Maggiori Lina e 2 figli. Arrestato il 19.12.1943 da agenti P.S. San Lorenzo entrato a Regina Coeli il 23.12.1943 alle ore 16.00, matr.n.13489, per disposizione P.S. San Lorenzo. Il 4.1.1944 “richiesto questura” Deportato e immatricolato a Mauthausen il 13.1.1944 con il n. 42158. Liberato ad Ebensee il 6.5.1945(fonte ASC CRI radio messaggio).

RONCHI GIUSEPPE

nato a Roma il 12.12.1916. Figlio di Giulio e di fu Petrolati Giuditta, , domiciliato in via Tiburtina 206, barista, celibe. Arrestato il 24.12.1943 da agenti P.S.Castro Pretorio entrato a Regina Coeli il 27.12.1943 alle ore 16.00 matr.n.13848, per disposizione Questura Comm. Casini. Il 4.1.1944 “rilascio” Deportato e immatricolato a Mauthausen il 13.1.1944 con il n. 42177. Deceduto a Attnang-Puchheim il 23.3.1944

SPERATI FERNANDO

nato a Roma il 18.5.1914. Figlio di Cesare e di Carimati Domenica,, domiciliato in via degli Apuli n. 54, meccanico, coniugato con Cerreti Pasquana.Arrestato il 25.12.1943 da agenti P.S. San Lorenzo entrato a Regina Coeli il 29.12.1943 alle ore 14.00, matr.n.13992, per disposizione Questura II° Divisione. Il 4.1.1944 “rilascio” Deportato e immatricolato a Mauthausen il 13.1.1944 con il n. 42198. Deceduto a Schlier il 29.3.1944.

SPIGANTI UMBERTO

nato a Roma il 13.11.1898. Figlio di*****, , domiciliato in via degli Equi n. 8, manovale, coniugato con Antinori Margherita. Arrestato il 28.12.1943 da agenti P.S. Campitelli entrato a Regina Coeli il 30.12.1943 alle ore 15.00 matr.n.14055, per disposizione Questura Com. Casini. Il 4.1.1944 “richiesto questura” Deportato e immatricolato a Mauthausen il 13.1.1944 con il n. 42199. Deceduto a Hartheim il 31.7.1944.